L'AI che prende appuntamenti: cosa sa fare e cosa non deve fare

4 settembre 20266 min di lettura

In breve

In un assistente fatto bene l'AI ha un ruolo ristretto: capisce cosa chiede il paziente e scrive la risposta con la voce dello studio. Gli orari non li decide lei — li calcola il codice leggendo l'agenda dei medici, il calendario e le regole dello studio. E la distinzione che conta, perche un modello linguistico e bravissimo a scrivere una frase convincente e non ha nessun modo di sapere se giovedi alle 15 il dottore c'e.

I punti chiave

  • La domanda giusta non e "quanto e intelligente", ma "quali decisioni le avete lasciato prendere".
  • Un modello linguistico non deve mai calcolare la disponibilita: e bravo a scrivere frasi credibili, ed e esattamente il motivo per cui non va messo a decidere se un'ora e libera.
  • Quello che succede quando NON capisce vale piu di quello che succede quando capisce: un'AI che insiste e peggio di nessuna AI.
  • Nessun assistente deve dare risposte cliniche. Il confine va imposto dal sistema, non affidato al buonsenso del modello.

"AI" nella pagina di un software di prenotazioni puo voler dire due cose molto diverse. Nella prima, il modello capisce il messaggio del paziente e poi consegna la richiesta a un sistema che conosce l'agenda. Nella seconda, il modello risponde e basta. Sembrano uguali dall'esterno. Non lo sono, e la differenza si vede il giorno in cui un paziente si presenta a un orario che non esisteva.

Chi decide cosa

Un modello linguistico e un sistema che produce testo plausibile. E la sua forza — capisce "mi servirebbe qualcosa la prossima settimana, possibilmente non di mattina" senza che nessuno gli abbia insegnato quella frase — ed e anche il suo limite: se gli si chiede un orario libero, ne produrra uno plausibile. Plausibile non vuol dire vero.

In un assistente costruito bene la divisione del lavoro e questa:

Le due meta del sistema
DecisioneChi la prendePerche
Cosa vuole il pazienteL'AIE linguaggio, ed e li che serve davvero.
Che giorno intende "venerdi prossimo"L'AI, poi verificato dal codiceL'interpretazione e linguistica, la data e aritmetica.
Quali orari sono liberiIl codiceSi calcola su orari, durate, assenze e calendario. Non si indovina.
Se il medico c'e giovediIl codiceSta scritto nell'agenda e nel calendario, non nel modello.
Come suona la rispostaL'AIE il tono dello studio, e cambiarlo non tocca nessuna regola.
Se l'appuntamento si creaIl codiceUna scrittura in agenda non e materia da probabilita.

Cosa succede quando non capisce

E la parte che nessuno mostra nelle demo, ed e quella che decide se lo strumento vi fara guadagnare o perdere pazienti. Un assistente che non capisce ha tre modi di comportarsi, e due sono sbagliati.

  1. Insistere. Riformula la domanda, ci riprova, chiede di nuovo. Il paziente scrive tre volte e se ne va. E il peggiore dei tre.
  2. Mandare subito al telefono. Onesto ma sprecato: al paziente che voleva solo disdire avete appena rimesso in mano la cornetta, cioe avete perso tutto il beneficio.
  3. Offrire un menu di quello che sa fare. Numerato, cortissimo, con la strada del telefono subito dopo se neanche cosi ci si capisce.

La terza e l'unica che tiene. In Confermo il vicolo cieco produce sempre lo stesso messaggio: "Posso aiutarti con: 1. prenotare un nuovo appuntamento, 2. spostare un appuntamento, 3. annullare un appuntamento", e basta rispondere "1" per ripartire. Il recapito dello studio e il passo dopo, non la prima risposta a un paziente confuso.

Quello che un assistente fa quando ha capito lo sanno fare tutti. Quello che fa quando non ha capito e il prodotto.

Il confine clinico non si affida al buonsenso del modello

Un paziente prima o poi scrivera i suoi sintomi in chat. Succede sempre, ed e comprensibile: sta parlando con lo studio del suo medico. La risposta corretta non e mai un'interpretazione, per quanto prudente.

Il confine va imposto dalla struttura del sistema, non lasciato alla prudenza del modello: l'assistente si occupa di logistica — prenotare, spostare, annullare, ricordare — e qualsiasi cosa esca da li viene rimandata alle persone. Non chiede referti, non chiede documentazione clinica, non commenta un sintomo.

C'e un caso in cui il messaggio clinico va invece raccolto e portato a un medico: le urgenze. E proprio per questo non e una funzione da lasciare accesa di serie — quel messaggio e un dato sanitario, e va attivato consapevolmente dallo studio. Ne parliamo in promemoria WhatsApp e GDPR.

Cosa deve saper fare, in concreto

Al di la delle promesse, un assistente utile a uno studio italiano deve reggere queste cose, che sono quelle che i pazienti fanno davvero:

  • Le espressioni di tempo vere. "Giovedi prossimo", "la settimana che viene", "di pomeriggio", "il prima possibile", "piu tardi" detto dopo aver visto una proposta. Non date in formato gg/mm/aaaa.
  • Le forme flesse dei verbi. Chi scrive "vorrei annullare", "devo disdire", "posso spostare" sta chiedendo tre cose diverse, e proporre di prenotare a chi vuole cancellare e l'errore che fa perdere fiducia in un messaggio solo.
  • Ricordarsi il contesto. Se il paziente ha gia un appuntamento, l'assistente deve dirglielo prima di fissarne un altro, invece di crearne due.
  • Sapere di chi sta parlando. Molti pazienti gestiscono anche gli appuntamenti di un familiare dallo stesso telefono.
  • Non perdere il filo a meta. Se la conversazione muore fra la proposta e la conferma, lo slot non puo restare bloccato per sempre.

Il medico resta padrone dell'agenda

Nessuna di queste cose funziona se il sistema puo scavalcare il medico. Gli orari di lavoro, la durata delle visite, i giorni di chiusura, le ferie e le assenze sono regole che lo studio imposta e che l'assistente subisce: non c'e nessun caso in cui un paziente insistente ottiene un orario fuori da quelle regole, perche l'assistente non ha il potere di concederlo.

Vale anche al contrario: se il medico blocca un'ora sul proprio calendario, quell'ora sparisce dalle proposte — e se era gia prenotata, il sistema deve accorgersene e ricontattare il paziente. Ne abbiamo scritto in Google Calendar e agenda dello studio.

Le domande da fare prima di firmare

Cinque domande a chi vi propone un assistente AI

  1. Chi calcola gli orari liberi?

    Se la risposta e "il modello", cercate altro. Se e "il codice, leggendo l'agenda", siete nel posto giusto.

  2. Fatemi vedere cosa succede quando non capisce

    Non la demo che funziona: quella che va storta. Chiedete di scrivere una frase confusa e guardate la risposta.

  3. Cosa succede se scrivo un sintomo?

    La risposta accettabile e che riporta alla logistica o alle persone. Qualsiasi commento clinico e un problema.

  4. Il modello vede i dati dei pazienti? Quali?

    Per capire "vorrei spostare a giovedi" non serve la storia clinica di nessuno. Fatevi dire cosa esce dal vostro sistema.

  5. Se spegnete l'AI, cosa smette di funzionare?

    La risposta misura quanto sono separate le decisioni linguistiche da quelle sull'agenda.

In Confermo la divisione e quella descritta qui: il modello capisce e riscrive, l'agenda la calcola il codice. La prova dura 14 giorni e il modo piu rapido di verificarlo e provare a metterlo in difficolta.

Domande frequenti

L'AI puo inventarsi un orario che non esiste?

In un sistema costruito bene no, perche non e lei a calcolare la disponibilita: gli orari liberi li ricava il codice dagli orari dei medici, dalle durate delle visite, dalle assenze e dal calendario, e il modello si limita a capire la richiesta e a scrivere la risposta. La domanda da fare a qualsiasi fornitore e proprio questa — chi calcola gli orari liberi — perche un modello linguistico produce testo plausibile, e plausibile non vuol dire vero.

Cosa succede se un paziente scrive i suoi sintomi in chat?

L'assistente non deve interpretarli ne commentarli, nemmeno con prudenza: si occupa di logistica — prenotare, spostare, annullare, ricordare — e tutto il resto torna alle persone dello studio. Il confine va imposto dal sistema e non lasciato al buonsenso del modello. Fa eccezione il protocollo urgenze, che raccoglie di proposito il messaggio per girarlo a un medico: proprio perche tratta un dato sanitario, resta spento finche non lo attiva lo studio.

Serve un'AI, o basterebbe un menu con dei pulsanti?

Un menu a pulsanti regge finche il paziente sta dentro il percorso previsto, e si rompe alla prima frase scritta a modo suo — che e come scrivono quasi tutti su WhatsApp. L'AI serve proprio li: capire "giovedi prossimo, possibilmente non di mattina" o "devo disdire quello di domani". Il menu numerato resta comunque, come via d'uscita quando l'assistente non ha capito.